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Mostra in Casa Cavalier Pellanda Raffaella Columberg (Biasca 1926-2007), ceramista Fritz Pauli (Berna 1891 – Cavigliano 1968), incisore

Pubblicato il

02.10.17

Il Municipio di Biasca comunica che il 6 ottobre 2017 alle 18.00 vi sarà l’inaugurazione della doppia esposizione dedicata a Raffaella Columberg e a Fritz Pauli.


Raffaella Columberg


Il Comune di Biasca rende omaggio a Raffaella Columberg, in occasione del decimo anniversario dalla sua scomparsa.


L’esposizione, allestita nelle 4 sale al piano terreno della Casa Cavalier Pellanda, segue l’antologica alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate, che ha avuto luogo dal 26 marzo al 20 agosto 2017.

Nella mostra di Biasca si vogliono ripercorrere i vari periodi e aspetti della vasta e articolata opera della signora Columberg, artista di rara sensibilità, che con la tecnica della ceramica ha saputo sperimentare soluzioni formali innovative e del tutto personali, applicando ai manufatti degli smalti che paiono come veri pezzi di pittura usciti dalle mani di un raffinato pittore. Dotata di una personalità forte e decisa, l’artista era una convinta pacifista; si oppose, prendendo parte ad associazioni e gruppi di persone, all’esercito armato e al sorgere delle centrali nucleari, in sintesi, ripugnava ogni forma di intolleranza e violenza nei confronti dell’uomo e della natura.


Questa visione del mondo emerge anche in certe opere esplicitamente di denuncia, come ad esempio nel trittico dei busti “La dittatura dei colonnelli in Grecia, 1967-1974”, oppure nei due busti “Augusto Pinochet, 1973”, o ancora nell’opera “La centrale nucleare di Cernobyl, 1986”. Nonostante questi temi drammatici, nella personalità della signora Columberg è sempre prevalso un atteggiamento ottimistico nei confronti della vita, questo è chiaramente visibile in opere come “I germogli”, “La maternità”, “San Francesco e gli uccelli”, “Le colombe della pace” e sostanzialmente in gran parte del suo lavoro, come negli oggetti di uso quotidiano composti da caraffe, tazze, ciotole, vasi, piatti, servizi da tè o caffè. Poi troviamo l’aspetto prettamente femminile, ossia gli splendidi gioielli di ogni sorta e dai colori vivaci. Non da ultimo vanno citate le opere scultoree, dalle linee severe ed essenziali, spesso composte da più elementi scomponibili.


La sorella della signora Raffaella Columberg, Cerere, era una presenza importante nella vita dell’artista, pure lei fortemente impegnata sul fronte politico e sociale. Le due sorelle condividevano appieno gli ideali, prendendo parte a manifestazioni pubbliche in difesa dei diritti umani, della pace nel mondo, del disarmo e l’abbandono del nucleare. Le due sorelle abitavano la casa di famiglia, un rustico trasformato in un ampio e accogliente “chalet”, immerso nel bosco e situato nella zona dei grotti a Biasca. La signora Cerere Columberg conosceva bene la tecnica della ceramica, preparava i vari materiali che Raffaella utilizzava nelle sue creazioni: era una vera bottega della ceramica la loro, dove in un angolo di bosco-giardino si intravvede tutt’oggi una ciminiera, è quella del forno ad alta temperatura, che serviva per la cottura delle ceramiche. La casa delle sorelle Columberg era un luogo accogliente e animato da un viavai di artisti, architetti, intellettuali e amici. Luogo accogliente lo è tutt’oggi, dove ogni cosa è rimasta come allora.


La mostra di Biasca presenta pure una serie inedita di studi su carta, questi sono stati realizzati dall’artista in vari periodi di lavoro e con l’uso di colori a tempera e acquerello. Dunque a monte, prima di mettere mano all’argilla e agli smalti, spesso vi era un progetto ben definito di forme e colori.


Esposti sono pure alcuni documenti fotografici, nei quali si vede l’artista sovente in compagnia di famigliari e amici. Il padre di Raffaella Columberg, Alberto, era imbianchino e decoratore, con la pittura d’affresco dipingeva, nello stile floreale tipico dell’epoca, soggetti ornamentali sulle pareti di case e ville. Di lui sono esposti alcuni lavori su carta.


Fritz Pauli


La seconda esposizione, allestita nelle 3 sale al 1° piano della Casa Cavalier Pellanda, riguarda l’opera incisa del grande artista svizzero Fritz Pauli.


La mostra si estende a partire dai primi lavori degli anni Dieci e Venti, in parte ancora di matrice simbolista e romantica, all’espressionismo tipicamente elvetico, fino ai lavori degli anni Cinquanta e Sessanta, dove il segno rude della puntasecca lascia il posto a uno più morbido, ottenuto con la tecnica dell’acquaforte e con l’aggiunta di delicate sfumature di luce e ombra realizzate con l’acquatinta.


Talvolta compare pure la stampa a colori, quest’ultima è ottenuta con più lastre stampate sullo stesso foglio. Va detto che l’artista conosceva bene l’uso del colore, in quanto era pure un valido pittore, suoi sono ad esempio gli affreschi all’interno del Municipio di Berna, ma esistono pure dipinti a olio e tavole preparate e dipinte con la tecnica dell’affresco.


Ma il nome di Fritz Pauli è soprattutto noto per le sue straordinarie incisioni, paragonabili per bellezza e bravura con quelle dei grandi Dürer, Rembrandt, Goya.


Il signor Pauli strinse amicizia soprattutto con il silografo Ignaz Epper (San Gallo 1892 -  Ascona 1969), che risiedeva ad Ascona dal 1932, e il pittore Johannes Robert Schürch (Aarau 1895 - Ascona 1941), pure lui giunto in Ticino nel 1922, dapprima per un decennio ai Monti sopra Locarno, in seguito ad Ascona.


A unire questi tre artisti era il forte interesse che condividevano per l’espressionismo. A differenza degli espressionisti tedeschi, che facevano uso di violenti contrasti di colore, i tre artisti utilizzavano delle tonalità basse e cupe, fino al nero degli inchiostri di stampa.


Un profondo male di vivere, alimentato da una buona dose di pessimismo, assillava il loro pensiero, discorso questo che vale soprattutto per le opere di Epper e Schürch, nei quali temi come disperazione, paura, angoscia, malattia e morte si ripetono con ossessione. Per contro Pauli aveva un atteggiamento meno pessimistico nei confronti della vita, lo dimostrano le sue opere, se pur sovente sono pure esse tormentate dal segno rude della puntasecca, i soggetti, a parte eccezioni, guardano più alla vita che alla morte.


Questa mostra si rivela come un’occasione rara per vedere riunite tante opere di Fritz Pauli, una cinquantina di fogli in tutto, la più parte di medio e grande formato. Va detto che a differenza dei maestri antichi, dei quali raramente si vedono incisioni di grande formato, Pauli affrontava anche grandi lastre, incidendole con straordinaria bravura direttamente nel metallo con l’uso della puntasecca, della quale era maestro come pochi.


La mostra si terrà nella Casa Cavalier Pellanda a Biasca e resterà aperta fino al 31 dicembre 2017 con i seguenti orari di apertura: mercoledì, sabato, domenica e festivi 14.00-18.00; venerdì 16.00-19.00. La mostra resterà chiusa il 25 dicembre 2017.


Eventuali ulteriori informazioni possono essere richieste al signor Marco Gurtner, addetto culturale (tel. 091/ 743.32.44 oppure 091/862.30.31 o via mail cultura@biasca.ch).

 
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Ultimo aggiornamento della pagina: 10.05.2012
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